Luana Marzolla – Groenlandia

Groenlandia: un viaggio che non finisce in aeroporto

2 settembre 2017

Atterriamo in orario all’aeroporto di Milano Malpensa; dopo circa 15 minuti si attiva il nastro trasportatore con i primi bagagli. Qui ci rincontriamo con Ornella e Germana. “Adesso è proprio finita” dice Germana sorridendo, riferendosi alla vacanza trascorsa insieme, guardandoci in segno di condivisione.

Eh sì, è proprio finita questa avventura che mi lascia tanto dentro. Mi lascia i sorrisi degli amici conosciuti, il suono delle risate e i racconti delle esperienze vissute; mi lascia il rombo del ghiacciaio, che impressiona soprattutto di notte; mi lascia la bellezza dei colori del ghiaccio; le cene nel domo, quando una zuppa calda fa sempre piacere; il fascino dei pic-nic nei posti più panoramici della terra … non è da tutti pranzare con vista sul ghiacciaio; il lavare i piatti con l’acqua fredda del ruscello, anche quando piove; fare catena per caricare e scaricare i bagagli, la collaborazione, l’unione; la navigazione in gommone e l’aria gelida sul viso, quando, nonostante i balzi, non si vuole rinunciare a scattare una fotografia agli iceberg dalle mille forme e colori; la tenda e lo scrosciare della pioggia, i vestiti bagnati e il calore del domo cucina per scaldarci ed asciugarci un po’; i parka rossi, diventati parte di noi; le camere degli ostelli e delle case accoglienti dove abbiamo dormito, il piacere di una doccia calda e di una cena al ristorante; la camminata sul ghiacciaio con i ramponi. Mi lascia la fatica dei sentieri, la salita, la mano tesa di Andrea che ci aiuta ad attraversare i ruscelli, le sue attenzioni, la sua semplicità, i suoi:“mui bien”; lo sbuffo di una balena che incrocia la nostra rotta; il kayak tra gli iceberg e lo sguardo di una foca incuriosita; l’aperitivo con ghiaccio, preso direttamente dal frigorifero naturale del mare per un brindisi speciale, sul gommone, accarezzati dal sole e dondolati dalle piccole onde; i fiordi e le montagne che si riflettono nell’acqua creando poesia; la valle dei fiori, i resti vichinghi, il cotone artico e i caribù; i sorrisi dei bambini e il saluto degli abitanti del posto; il piacere di bere l’acqua del ruscello, le notti condivise e le deliziose colazioni del mattino; le frasi di qualcuno nei momenti difficili, una partita a carte fino a congelarsi le dita. Mi lascia l’emozione dell’imprevisto, a partire dall’atterraggio in arrivo a Narsarsuaq; il gusto dell’attesa di conoscere il programma giorno per giorno, che ci fa riflettere sull’importanza di godersi il presente; mi lascia la sensazione di stupidità nel volere immergersi in una vasca calda a Unartoq quando fuori l’aria è gelida e poi essere contenta di averlo fatto; la speciale cena inuit che desta curiosità; la bellezza delle stelle del cielo groenlandese.

Mi lascia l’avercela fatta.

Oltre a tutto ciò, mi lascia la realizzazione di un grande sogno: vedere l’aurora boreale danzare sopra la mia testa e io, sdraiata per terra, a contemplarla, in una danza di emozioni.

Grazie Groenlandia. Grazie Terre Polari!

Luana