Nello Latini – Groenlandia

Il Grande Nord – La Groenlandia

 

Dopo i miei due precedenti viaggi in Islanda e Lapponia questa estate finalmente ho realizzato il sogno di andare in Groenlandia. Viaggio che ha superato qualsiasi mia aspettativa e il miglior modo per ricordarlo è condividerlo con un diario di viaggio.

GIORNO 1

Il giorno della partenza tanto attesa è finalmente arrivato.
La prima tappa, di quello che si rivelerà un viaggio incredibile, è Copenaghen, capitale della Danimarca. Arrivo alle 13.30 in perfetto orario, ritiro il bagaglio imbarcato e nel giro di pochi minuti, grazie ad una metro super efficiente, mi ritrovo in Hotel. Lo stile è molto nordico: minimalista e contemporaneo. Dopo una veloce rinfrescata, si ritorna di nuovo in metro, direzione centro.
Abituato al caos romano, rimango immediatamente spiazzato. Ci sono pochissime auto e tantissime bici, in sella ci sono dai ragazzi agli adulti giacca e cravatta, tutti in bici! Sfrecciano da una parte all’altra nelle loro corsie, senza preoccuparsi di nulla ed io più di una volta, per distrazione, rischio finire quasi investito.
Il mio tour dura poche ore e comincia dal porto vecchio di Nyavn. Il porto è molto bello, anche se con gli anni credo sia diventato troppo turistico e i locali che si susseguono lungo il canale ne sono la dimostrazione. Continuo per le vie pedonali del centro, ammiro la fusione tra antico e moderno, molto bello e piacevole da vedere. Mi dirigo verso il Palazzo Reale di Amalienborg, un complesso di quattro palazzi rococò che fanno da perimetro ad una piazza di forma ottagonale. Al centro della piazza si trova il monumento equestre di Re Frederik V, davvero stupendo.
Proseguo verso La Sirenetta, dove trovo decine e decine di turisti intenti ad ammirarla e fotografarla. Io dò solo una rapida occhiata e proseguo verso il Kastellet, la cittadella militare fortificata, veramente stupenda. È circondata da un fossato a forma di stella che ne protegge l’interno, in cui si trovano diversi edifici ex-militari, un mulino a vento e diverse chiese, tra cui quella anglicana di St.Alban del XIX secolo. Torno indietro e passando per il porto ammiro l’Opera, una struttura moderna composta prevalentemente da acciaio e vetro.
La giornata sta volgendo al termine, e con lei il tempo che ho a disposizione per visitare questa splendida e vivibile città. Termino cenando nel quartiere/isola dove sorge il Copenaghen Art Contemporary e il Copenaghen Street Food. Quest’ultimo è un grande magazzino abbandonato che negli anni si è trasformato in una specie di mercato del cibo. Ci sono bancarelle che servono “cibo da strada” proveniente da tutto il mondo: dai piatti della tradizione cubana al classico Fish & Chips, passando ai polli allo spiedo, pizza cotta al forno a legna, zuppe, carne alla griglia, tacos piccanti, burritos, ostriche fresche, cibo coreano e pasta fatta in casa. Insomma è il paradiso del cibo di strada, il tutto accompagnato da un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Inizia a piovere, meglio affrettarsi e tornare in Hotel. Dopo una doccia veloce, vado subito a dormire .

 

GIORNO 2

La sveglia suona presto.
Dopo una colazione sostanziosa, l’ultima nella “civiltà” , mi dirigo in aeroporto dove in pochi minuti effettuo il check-in, imbarco il bagaglio, supero i controlli di sicurezza e mi ritrovo nel Duty-free.
Alle 11.20 il 747 dell’Air Greenland decolla in perfetto orario, in direzione Narsarsuaq. Quest’ultimo è un aeroporto di origine militare statunitense che veniva usato durante la Seconda Guerra Mondiale e la guerra di Korea.
Il volo è stato rilassante fino alla fase di atterraggio. Una volta iniziata la discesa, la Groenlandia si è subito presentata con la sua ferocia, raffiche di vento superiori ai 100km/h. Ho scoperto in seguito, che non ci sono sistemi elettronici, si atterra a vista ed i piloti hanno una certificazione particolare proprio per le condizioni avverse a queste latitudini. Un vuoto d’aria ci ha fatto scendere di 50-100 metri, il pilota ha riportato su l’aereo, ma una raffica ci ha fatto inclinare di 45 gradi sul lato sinistro, lo ha stabilizzato, e di nuovo inclinato sul lato destro. A pochi metri di altezza dalla pista, lo fa atterrare per la felicità di tutti noi passeggeri!
Che dire?! Benvenuti in Groenlandia ed applauso meritato al pilota.
Col fuso orario abbiamo recuperato quattro ore, sono le 12.10, l’aeroporto è poco più di un prefabbricato ed i controlli non sono la loro priorità, il passaporto non ci viene controllato e nemmeno timbrato.
Incontro la guida, un ragazzo italiano che durante gli otto giorni si rileverà un’ottima persona. Subito dopo mi unisco agli altri del gruppo, 2 australiani, 5 italiani, 3 spagnole e per tre giorni si unirà a noi una ragazza indiana, la quale viaggiava in solitaria.
Ritirati i bagagli, non perdiamo tempo ed iniziamo subito un piccolo “antipasto” di quello che ci mostrerà questa terra incredibile: trekking leggero all’interno di uno dei pochi boschi della Groenlandia del Sud.
Nella zona aeroportuale c’è un hotel, una scuola, qualche casina, poco altro e 20-30 abitanti. Non pernotteremo qui, ci sposteremo dall’altro lato del fiordo. Il mare mosso e il vento hanno reso 5 minuti di attraversamento un incubo di quasi un’ora. Per completare in bellezza, la bassa marea ha impedito l’attracco del nostro gommone chiglia rigida; ci accompagnerà per quasi 300 km durante il viaggio. Riusciamo a scendere ad un paio di km da Qassiarsuk , piccolo paesino con 60 abitanti, un emporio, un cimitero, un ostello, una chiesa, la scuola e poco altro. Il nostro ostello è molto accogliente e pulito, ma in quel momento vista la pioggia e cinque gradi esterni sarebbe andata bene qualsiasi cosa!!
Una doccia, la cena a base di salmone, e poi subito in sacco a pelo.

 

GIORNO 3

L’ora di svegliarsi arriva presto.
Guardo subito fuori dalla finestra per vedere le condizioni meteo. Fortunatamente il vento e la pioggia del giorno prima sono solo un lontano ricordo.
Facciamo colazione e siamo subito pronti per il primo, vero trekking del viaggio. Raggiungiamo Tasiusaq attraversando una splendida vallata con laghetti, canyon e ruscelli . Una marcia di 15 km e poco meno di 500 metri di dislivello per raggiungere un luogo incantato ed isolato. Due fattorie e otto abitanti oltre all’ostello in cui pernotteremo, il quale rimane pressoché vuoto per la maggior parte dell’anno.
Dopo un pranzo veloce , si riparte subito per quella che sarà l’esperienza più bella di tutto il viaggio: una lunga traversata di circa quatto ore a bordo del kayak. Circondato da iceberg, immerso nel silenzio, solo io e la natura. Un’esperienza unica, impossibile da descrivere. Lo scricchiolio degli Iceberg più grandi, il ghiaccio che si scioglie e il relativo gocciolio di acqua. Rilassante ed ipnotico. Per completare questa esperienza unica anche il meteo ci ha dato una mano, infatti abbiamo avuto sole per tutta la traversata.
Più tardi si torna in ostello, senza acqua corrente ed elettricità, ci aspetta una cena con zuppe liofilizzate, pane ed affettato! Scambio quattro chiacchiere con i compagni di viaggio prima di Infilarmi nel sacco a pelo. Nemmeno il tempo di pensare al kayak che mi addormento.

 

GIORNO 4

Il risveglio è scandito dal cadere della pioggia e che ci accompagnerà per tutto il giorno.
Sarà una lunga giornata di trasferimenti in gommone, arriveremo al campo glaciale, un accampamento con dei “domo” da spedizione allestito di fronte ad uno dei più grandi ghiacciai della terra. La prima tappa della giornata, dopo 90 minuti di gommone a 30 nodi, con la pioggia e il freddo che ti entra nelle ossa, è una della più grandi città del sud della Groenlandia, Narsaq. Qui la popolazione è di 1500 abitanti, ci sono scuole, un ospedale, una radio, una chiesa, un supermercato fornitissimo ( si possono trovare dai mobili alle TV, dai fucili alle trappole per orsi) ed anche un Pub. Effettuiamo una sosta per il pranzo e girare la cittadina. Visitiamo un artigiano del posto che realizza coltelli con le ossa dei caribù, molto affascinanti!
Nel pomeriggio si riprende il gommone e dopo altri 60 minuti si arriva al campo glaciale. Qui trascorreremo tre notti, ci troveremo senza corrente e senz’acqua, dormiremo in tenda con temperature intorno allo zero. Gli unici momenti di caldo, oltre al sacco a pelo, sono quelli passati nella tenda comune, dove una piccola stufa a gas e una cucina da campo, scaldano un pó l’ambiente. Contribuiamo tutti alla preparazione della cena. La prima sera è un’ottima carbonara a farci dimenticare il freddo e la pioggia della giornata. Dopo aver cenato, la vita del campo continua, dobbiamo riempire le taniche con l’acqua del fiume glaciale e prendere pezzi di ghiaccio per il frigo da campo. Finalmente ci si può ritirare nel proprio sacco a pelo.

 

GIORNO 5

Alle sette suona la sveglia e si esce lentamente dal bozzolo del sacco a pelo. La pioggia è ancora consistente e la temperatura non supera i 5 gradi. Facciamo una colazione abbondante nella tenda comune e scambiano quattro chiacchiere. Prepariamo il pranzo per la giornata e sistemiamo le ultime cose in attesa della partenza.
Partiamo per un lungo trekking sotto la pioggia che ci porterà al lago Tasersuatsiaq, uno dei più grandi ed affascinanti della Groenlandia del Sud. Iniziamo attraversando una valle sabbiosa, ci inoltriamo poi nella tundra “artica” dove riusciamo ad avvistare diversi esemplari di Caribù. Questi si avvicinano coraggiosamente a noi e si mostrano in tutta la loro bellezza.
Continuiamo il nostro percorso e arriviamo in cima ad una montagna di 5-600 metri. Qui possiamo godere di un’incredibile vista sul lago, sulla calotta polare e sulle “nunatak”, piccole isole rocciose. Lungo il sentiero di ritorno troviamo molti funghi porcini, ovviamente li raccogliamo . La Groenlandia è davvero una terra piena di sorprese, chi avrebbe mai pensato di trovare dei funghi Porcini?
Sempre durante il ritorno, un componente del gruppo scivola per una svista e sbatte fortemente schiena e spalla. Dopo la paura iniziale, riesce ad alzarsi e tornare al campo, ma nei giorni seguenti non parteciperà alla totalità delle escursioni. Sarebbe potuta andare molto peggio.
Nel tardo pomeriggio siamo di nuovo al campo. Purtroppo la pioggia non ci ha abbandonato un’attimo, ma davanti ad una bella tazza di the caldo ripensiamo ai paesaggi visti e ci sentiamo subito meglio.
In attesa della cena ci riuniamo nella tenda comune, passiamo il tempo come si faceva una volta, prima che la tecnologia entrasse a far parte delle nostre vite. C’è chi gioca a carte, chi preferisce leggere un libro, chi semplicemente scambia quattro chiacchiere per conoscersi meglio. Dopo la meritata cena, si torna nel sacco a pelo.

 

GIORNO 6

Anche oggi la sveglia è alle 7. La pioggia ci da una tregua ma al suo posto troviamo una fitta nebbia, che fortunatamente ci abbandona dopo metà mattinata.
La giornata sarà emozionante e dedicata interamente alla visita del ghiacciaio. La mattina navigheremo con il gommone lungo i fronti glaciali. Li percorreremo per più di 10 km, ammirando le spettacolari pareti verticali che si gettano in mare, gli iceberg e il distaccamento di enormi pezzi di ghiaccio. È davvero un’esperienza unica vedere pareti di ghiaccio di 30-40 metri a picco sul mare. Lo è ancora di più vedere pezzi di ghiaccio staccarsi e cadere in acqua. Il rumore della spaccatura è come un tuono, impressionante. Dopo averlo visto dal basso verso l’alto, è il momento di camminarci sopra. Sbarchiamo su un lato del fronte glaciale e con dei ramponi e l’aiuto di una guida alpina, iniziamo il trekking sul ghiacciaio. La camminata è indimenticabile, attraversiamo delle superfici di ghiaccio antiche milioni di anni, ammiriamo grotte, crepe e seracchi, diverse formazioni che rendono il ghiacciaio quasi un labirinto. Arrivati in cima al ghiacciaio, ci concediamo una piccola pausa per riflettere sulla bellezza della natura. Mangiamo qualcosa al volo e poi di nuovo in marcia verso la via del ritorno. Ritorniamo sul gommone e continuiamo a navigare lungo i fronti glaciali, circondati da iceberg: un paesaggio surreale. La luce inizia a diminuire e quindi ci dirigiamo verso il campo. Una volta arrivati ci aspetta un the caldo. Per cena gusteremo gli ottimi funghi porcini che abbiamo preso il giorno prima. Risotto ai funghi porcini , davvero ottimo!. Passiamo all’organizzazione delle attività del giorno successivo e poi sacco a pelo per l’ultima notte al “campo glaciale “.

 

 

GIORNO 7

Il risveglio è malinconico, la notte scorsa è stata l’ultima passata al campo. Anche oggi siamo avvolti dalla nebbia, ma confidiamo nel sole. Dopo colazione prepariamo il borsone e siamo pronti ad abbandonare il campo. La navigazione comincia lungo un fiordo. Tra gli iceberg e la nebbia che ci circonda sembra di trovarsi in un paesaggio spettrale.
Dopo un’ora di navigazione arriviamo a Itilleq, attraversiamo il Kongevejen (sentiero del re) e giungiamo ad Igaliku, antica capitale religiosa della Groenlandia vichinga. La “città” ha poco più di 100 abitanti ed ospita le rovine di Gardar. Passeggiamo un po’ per il paesino, ci riscaldiamo con un tè e ritorniamo al gommone. Procediamo con la navigazione verso un altro fronte glaciale. È davvero difficile abituarsi alla maestosità delle pareti di ghiaccio. Effettuiamo una sosta vicino ad un iceberg e ci prepariamo un bel Martini con ghiaccio, è il caso di dirlo: che cocktail glaciale!
Si fa tardi, ci dirigiamo verso Qassiarsuk, dove finalmente possiamo concederci una doccia calda. Ceniamo con zuppa, salmone ed anche il dolce. Come ogni sera scambiamo quattro chiacchiere e poi subito a dormire.

 

GIORNO 8

Svegliarsi in un letto vero, al caldo, tra le quattro mura dell’ostello, devo ammettere, è tutta un’altra cosa. Dopo colazione, prepariamo lo zaino e siamo pronti per il trekking più lungo ed affascinante dell’intero viaggio: la valle dei mille fiori.
Con il gommone attraversiamo il fiordo e ci dirigiamo verso Narsarsuaq. Una volta attraccati, attraversiamo a piedi una valle incredibile. La valle in questione si è formata nel tempo grazie al retrocedere dei ghiacci e successivamente alla sedimentazione di essi, la valle si è ricoperta di uno straordinario manto di fiori. All’inizio del sentiero, passiamo accanto ad un lago dove un tempo sorgevano diversi edifici militari americani, tra cui un ospedale usato durante la guerra. Dell’ospedale rimane solamente il grosso camino in pietra, situato nella sala dei generali, rimane ancora oggi molto affascinante. Superiamo un fiume glaciale e proseguiamo con il trekking lungo un sentiero piuttosto ripido. In alcuni punti, la salita è resa difficile dalla roccia umida, per questo ci aiutiamo con le mani. Arrivati in cima, scorgiamo diversi laghi di montagna, ma il vero spettacolo è subito dietro un costone. Quello che ci si para davanti agli occhi è un panorama mozzafiato: il ghiacciaio Kiattut in tutta la sua maestosità, qualcosa di incredibile. Pranziamo e ci prepariamo per il ritorno. Abbiamo impiegato circa otto ore tra andata e ritorno, sento il peso della giornata sulle spalle ma ne è valsa assolutamente la pena. Esausto e felice, arrivo in ostello e dopo una doccia veloce, siamo pronti per l’ultima cena in questa terra magnifica.
La cena consiste in piatti tipici Inuit. Come antipasto ci servono un’insalata di baccalà, pesce lupo e Mattak (pelle di balena cruda con uno sottile strato di grasso). Poi proseguiamo con balena alla griglia, spezzatino di caribù e infine spezzatino marinato di foca. Che dire, a parte la balena e il caribù il resto non è stato di mio gradimento.
Per la prima volta dall’inizio del viaggio il cielo è completamente sereno e pieno di stelle, scrutiamo il cielo in attesa dell’Aurora Boreale, ma non siamo fortunati, così un po’ sconsolati, decidiamo di dirigerci in camera.

 

GIORNO 9

La sveglia suona e l’ultimo giorno in Groenlandia sta per iniziare. Dopo un’abbondante colazione prepariamo i borsoni che ci vengono portati in aeroporto, mentre noi andiamo a Qassiarsuk per una visita guidata. Precedentemente la città era chiamata Brattahlid, era l’antica capitale della Groenlandia vichinga, nonché il luogo in cui si stabilì Erik il Rosso quando iniziò la colonizzazione nel 985.
Visitiamo le rovine della chiesa e l’insediamento di Erik il Rosso. Presto si fa l’ora di andare e per l’ultima volta attraversiamo il fiordo con il gommone in direzione Narsarsuaq. Pranziamo presso l’unico ristorante del paese, situato nell’unico Hotel della zona, salutiamo la nostra guida e la ringraziamo per tutto il tempo, l’attenzione e tutto ciò che ci ha permesso di vedere e sperimentare in questi giorni. Ci dirigiamo in l’aeroporto, imbarchiamo le valigie e alle 15.20 il nostro aereo decolla. In 4 ore siamo di nuovo a Copenaghen, di nuovo tra la “civiltà”, di nuovo in una grande città con tutte le comodità. Atterriamo a tarda sera senza problemi, ci salutiamo con il gruppo e poi ognuno per la propria strada. Arrivo in hotel, mi faccio una doccia veloce e poi subito a dormire.

 

GIORNO 10

 

Anche oggi suona la sveglia, l’ultima del viaggio.

Dopo 10 giorni è ora di tornare a casa.Colazione veloce in hotel e poi direzione Aeroporto.

Durante il volo i pensieri sono tanti, l’emozione è tanta. Ho visitato un paese così isolato e lontano, con usi e costumi diametralmente opposti ai nostri. Una particolarità che mi ha colpito è l’attaccamento della popolazione alla propria terra: accetta di vivere in condizioni difficilissime, in paesini pressoché disabitati, lontano da tutto, da scuole, ospedali, da qualsiasi cosa noi consideriamo necessaria per vivere. Le immagini di ghiacciai, fronti glaciali, fiumi originati dallo scioglimento dei ghiacci, sono ancora piuttosto vivide nella mia mente. Mi sembra ancora di essere lì.

Le aspettative su questo viaggio erano alte, la Groenlandia è sempre stato un sogno per me. Mi ero già preparato leggendo diversi libri, ma questa terra stupenda ed estrema, per certi versi, ha superato tutte le aspettative. Si è rivelata unica, un luogo difficile da descrivere. Credo che nessuna foto, nessun video, nessun racconto riuscirebbe a rendere la magnificenza e la maestosità di questa terra, né riuscirebbe a trasmettere le sensazioni che si possono provare visitandola.